Ho ragionato piuttosto a lungo sulla straziante fotografia del povero Aylan, 3 anni, il corpicino senza vita, prono sulla battigia, la spiaggia, il mare, simbolo di respiro, di acqua e libertà, una cosa che non dovrebbe avere senso. All’inizio ammetto di essere stato tra quelli che trovavano “sconveniente” pubblicare quella foto, forse perché frequentando i social media, Twitter in testa, era divenuta così ridondante da perderne il senso. Ho anche letto le dieci domande poste da @ferrazza su Wired, sacrosante questioni rivolte ai fruitori di questo mondo troppo virtuale e poco sociale, ed una delle mie risposte è che non lo so se la foto farà storia come dice @mariocalabresi , è troppo difficile determinarne l’esito dopo che migliaia di persone, che non conoscono la realtà da cui queste persone stanno fuggendo, l’hanno condivisa per un like o un retweet. È però anche vero che molte di queste persone si sono fermate, hanno approfondito, hanno fatto ricerche, ed ecco ancora questa...
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