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Questi manco c’hanno l’Euro e guarda che è successo.

Io me lo immagino l’agricoltore della Cumbria mentre ascolta Farage ammettere in tv che i fondi precedentemente destinati all’UE non andranno alla sanità, (che poi nemmeno sono 350 Milioni di sterline alla settimana), l’uomo strabuzza gli occhi mentre il suo leader praticamente confessa che questa era una bufala per far colpo sugli scontenti. E mi chiedo cosa trattenga il contadino dall’imbracciare il forcone o impugnare il vecchio revolver Webley del nonno, e andare a far visita a Niegel.

Perché in questi casi non è certo remoto il rischio di una rivolta civile, per di più con un Premier dimissionario ed altrettanto colpevole di aver indetto un referendum a suo uso e consumo, lo stesso Premier che ha dichiarato che non sarà certo lui a chiedere a Bruxelles l’Art. 50 per l’uscita del Regno Unito, ovvero: “sono problemi di chi verrà dopo di me”.

Lo scranno periglioso di un Regno secolare che da rispettata democrazia di colpo è diventata la Cenerentola d’Europa, dove il popolo della quinta potenza mondiale resosi conto di essere stato ingannato ambo i lati, a gran voce sta chiedendo al Parlamento una nuova consultazione (mentre scrivo la petizione ha raggiunto 3,6 milioni di firme), dove una divisione interna così accesa non si poteva nemmeno immaginare; a questo punto forse la Scozia “ci salverà”, (ed è incredibile dover sperare in altri indipendentisti).

Tutta questa vicenda deve fare riflettere quei cittadini che troppo spesso non prendono in considerazione i rischi derivanti dal malpancismo dilagante, dagli slogan facili e dalle strade comode, perché si sa, quando le cose non vanno come dovrebbero è molto più facile lasciarsi. Ma a soffrire in questo caso sono i figli tutti, inglesi ed europei, che d’improvviso si rendono conto di quanto sia fragile questa Europa che come lo stesso Farage, non ha un Piano B, anzi nemmeno un Piano A per questi eventi.

Le colpe non sono dei politici, almeno non totalmente, loro sono fatti così, consigliano un prodotto, sta a noi studiarne le caratteristiche, individuarne i difetti, chiedere consiglio a chi ne sa più di noi, cercare i feedback del passato, senza cadere nell’inganno dell’onda emotiva, soprattutto quando è qualcosa di più importante dell’acquisto di una camicia che poi scopriamo starci stretta.

Tutti coloro che confidano nei politici con mire separatiste, secessioniste, antieuropeiste e nemmeno poco fasciste, farebbero bene a domandarsi “ma è davvero questa la soluzione? Davvero 16 anni dopo il duemila l’unica risposta è l’isolamento?”. Ieri discutevo con un amico che potrebbe essere mio figlio, un ragazzo come tanti, dedito come è giusto per uno della sua età, più al divertimento che alla noiosa politica; mi ha detto “Ma come, invece di restare più uniti ci stacchiamo?”.

Quando si firma un contratto questo non è vincolante, mai, in nessun caso, ma le conseguenze della rescissione ci sono sempre, pertanto la strada giusta da percorrere in primis per gli inglesi (se si salvano) e d’ora in poi per tutti i cittadini europei è quella di dare delle sonore tirate d’orecchi ai parlamentari che ci rappresentano a Bruxelles, chiedendo quali sono le loro intenzioni, perché talvolta potremmo non essere titolati per decidere del destino di una nazione o di un intero continente.

Credo che le decisioni difficili sulla base di informazioni incomplete ormai non valgano più nemmeno per i generali in battaglia: voi ci rappresentate all’Europarlamento, voi dovete decidere per il meglio, per tenere unita l’Europa se davvero un’Europa la vogliamo, altrimenti fate una bella videoconferenza in Eurovisione e raccontateci che abbiamo scherzato, che lo “Stato dell’Unione” vacilla, e che il sogno di Rossi e Spinelli è come il comunismo, una chimera irrealizzabile.


Tutto questo dopo gli europei di calcio, grazie.

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