Ecco che come tutte le volte in cui si citano
le gesta di un dittatore, esplode, senza mezze misure, la rabbia delle parti.
Da un punto di vista squisitamente antropologico, è innegabile che qualsiasi dominatore va annoverato come una persona straordinaria, giacché non in tutti risiede il coraggio, la sfrontatezza e l’ambizione di voler cambiare le cose, di scardinare il sistema o di capovolgere le sorti di una nazione.
Il lato tragicomico è che spesso il “credo” che accompagna un despota è esso stesso figlio dell’oppressione e dell’odio, cresce e matura in contesti popolari schiacciati, o ignorati dal Sistema e per questo raccoglie adepti con molta facilità.
I programmi di una dittatura sono sempre altisonanti e di facile comprensione, spesso non nascono da una violenta presa di potere, ma derivano da una blanda e indifferente democrazia (non dimentichiamo che persino il partito nazista tedesco vinse le elezioni).
E quindi, quando quelle necessità per il bene del popolo divengono programma elettorale, spesso sono accompagnate da qualcosa che si dimostra essere ben più che un mero sacrificio per alcuni, o spesso per i più.
È implicito che un despota non può permettersi di farsi odiare dalla maggioranza del popolo, quindi ove trova terreno fertile, esso pianta quello che ritiene essere il seme del bene comune sopra a tutto. Se a tutto ciò descritto unite il fatto che sovente i dittatori sono stati nel passato delle loro vite personaggi umiliati e repressi, potete immaginare con quale obiettività possano essi governare una nazione.
La dittatura non è mai grigia: è nera o è bianca, il compromesso non è quasi mai contemplato, e chi deve tenere a bada un popolo non lo fa certo con un mazzo di fiori in mano, declamando Shakespeare.
Quindi se - come dice Berlusconi - a Mussolini devo il sabato festivo, le pensioni, le case popolari o la città di Latina, dall’altra non gli perdono le leggi razziali, lo sterminio di civili, l’oppressione dei popoli del Corno d’Africa, l’inutile sacrificio di soldati italiani, il patto scellerato dell’Asse, e via dicendo.
Tutto ciò basta a far passare in secondo piano quanto di bene esso ha fatto? Io dico di sì.
Facciamo un esempio, dove anche chi guarda Pomeriggio 5 possa capire:
Un insegnante, intransigente e professionale, rispettoso e rispettato, è l’integerrimo e ligio docente dei vostri figli.
Da un punto di vista squisitamente antropologico, è innegabile che qualsiasi dominatore va annoverato come una persona straordinaria, giacché non in tutti risiede il coraggio, la sfrontatezza e l’ambizione di voler cambiare le cose, di scardinare il sistema o di capovolgere le sorti di una nazione.
Il lato tragicomico è che spesso il “credo” che accompagna un despota è esso stesso figlio dell’oppressione e dell’odio, cresce e matura in contesti popolari schiacciati, o ignorati dal Sistema e per questo raccoglie adepti con molta facilità.
I programmi di una dittatura sono sempre altisonanti e di facile comprensione, spesso non nascono da una violenta presa di potere, ma derivano da una blanda e indifferente democrazia (non dimentichiamo che persino il partito nazista tedesco vinse le elezioni).
E quindi, quando quelle necessità per il bene del popolo divengono programma elettorale, spesso sono accompagnate da qualcosa che si dimostra essere ben più che un mero sacrificio per alcuni, o spesso per i più.
È implicito che un despota non può permettersi di farsi odiare dalla maggioranza del popolo, quindi ove trova terreno fertile, esso pianta quello che ritiene essere il seme del bene comune sopra a tutto. Se a tutto ciò descritto unite il fatto che sovente i dittatori sono stati nel passato delle loro vite personaggi umiliati e repressi, potete immaginare con quale obiettività possano essi governare una nazione.
La dittatura non è mai grigia: è nera o è bianca, il compromesso non è quasi mai contemplato, e chi deve tenere a bada un popolo non lo fa certo con un mazzo di fiori in mano, declamando Shakespeare.
Quindi se - come dice Berlusconi - a Mussolini devo il sabato festivo, le pensioni, le case popolari o la città di Latina, dall’altra non gli perdono le leggi razziali, lo sterminio di civili, l’oppressione dei popoli del Corno d’Africa, l’inutile sacrificio di soldati italiani, il patto scellerato dell’Asse, e via dicendo.
Tutto ciò basta a far passare in secondo piano quanto di bene esso ha fatto? Io dico di sì.
Facciamo un esempio, dove anche chi guarda Pomeriggio 5 possa capire:
Un insegnante, intransigente e professionale, rispettoso e rispettato, è l’integerrimo e ligio docente dei vostri figli.
Ipotizziamo che abbia condotto la vostra amata
prole dalla scuola materna sino alle scuole medie, senza far perdere loro un
solo anno, mantenendo i loro voti al di sopra di uno studente modello,
scolpendo in essi la ragione e la rettitudine che si confà all’uomo che si
appresta a varcare la soglia della vita.
Da esserne orgogliosi, certo; ma la classe, inizialmente formata da 30 alunni, oggi ne conta la metà.
Da esserne orgogliosi, certo; ma la classe, inizialmente formata da 30 alunni, oggi ne conta la metà.
Che fine hanno fatto gli altri?
Un’indagine porta alla terribile scoperta che
i restanti allievi, troppo lenti e meno avvezzi all’apprendimento, sono stati
dal maestro abbattuti con un colpo alla nuca.
Troppo forte? Io non direi.
Perché il piatto più amaro ancora deve
arrivare.
Scoprite infatti che i vostri amati pargoli,
lontani da voi per gli anni necessari al conseguimento del bramato diploma,
sono tornati privi di due dita, da entrambe le mani.
Sacrifici necessari per rimetterli in riga, e ha funzionato, dice l’insegnante.
Sacrifici necessari per rimetterli in riga, e ha funzionato, dice l’insegnante.
Salvo poi essere appeso per le palle e dato in
pasto ai maiali.
Quindi, concludendo, la riabilitazione - per come la vedo io - la posso concedere a chi ha superato un limite di velocità in auto, a chi ha tradito, a chi ha rubato una mela, ma non certo a chi ha “costruito” qualcosa ad un prezzo troppo alto.
Sarò un povero illuso sognatore ma preferisco le conquiste democratiche, forse più lente ma di sicuro meno dannose.
E ora il Baldanzoso Buffone Berlusconi, si bea dei trascorsi del Mascellone e cerca di offuscare nuovamente la mente di chi, distratto e disgustato dalla politica attuale, non aspetta altro che il ritorno del “meno peggio”.
Luke: Il Lato Oscuro è più forte?
Yoda: No! No! No....più rapido... più facile... più seducente...
Quindi, mai sottovalutare la potenza del Lato Oscuro.
Quindi, concludendo, la riabilitazione - per come la vedo io - la posso concedere a chi ha superato un limite di velocità in auto, a chi ha tradito, a chi ha rubato una mela, ma non certo a chi ha “costruito” qualcosa ad un prezzo troppo alto.
Sarò un povero illuso sognatore ma preferisco le conquiste democratiche, forse più lente ma di sicuro meno dannose.
E ora il Baldanzoso Buffone Berlusconi, si bea dei trascorsi del Mascellone e cerca di offuscare nuovamente la mente di chi, distratto e disgustato dalla politica attuale, non aspetta altro che il ritorno del “meno peggio”.
Luke: Il Lato Oscuro è più forte?
Yoda: No! No! No....più rapido... più facile... più seducente...
Quindi, mai sottovalutare la potenza del Lato Oscuro.
Sarebbe bene non dimenticarlo.
Commenti